“Quel quid” che possiede solo chi crede in ciò che fa

Io sono una BIBLIOTECARIA! Quindi ogni tanto mi capita di andare alla ricerca di qualche romanzo che parli del mio lavoro (sai com’è… 😉 )
E allora eccomi qui a parlarvi di questo libro, scoperto tramite la segnalazione di una “super collega“, una di quelle bibliotecarie davvero toste, insomma una vera bomber!!
La biblioteca sul cammello trae infatti spunto da progetti reali di biblioteche ambulanti e itineranti e vuole essere un omaggio all’intraprendenza di chi giudica i libri il maggior contributo che si possa dare alla libertà degli individui.

Una trama molto semplice: Fiona Sweeney vive a Brooklyn, ha trentasei anni, un fidanzato e un solido lavoro di bibliotecaria. Ma ama troppo la vita e forse, troppo poco il suo compagno; così, quando sul sito web per bibliotecari compare l’inserzione di alcune società americane che cercano volontari per un progetto di alfabetizzazione del bush africano, non esita: armata di farmaci antivirali e di una zanzariera, saluta tutti e parte per il Kenya.
Ad aspettarla in un villaggio di seminomadi, Kanika, un’adolescente dai luminosi occhi neri, felice perchè finalmente la sua passione per la lettura, dopo anni di astinenza, è corrisposta: i libri arrivano sistematicamente a dorso di cammello, accompagnati da Fiona. L’americana siederà all’ombra di un’enorme acacia, stenderà ampi tappeti sul terreno e li coprirà di libri di ogni genere: libri che parlano di posti lontani, dove l’infibulazione non esiste, dove non si viaggia al ritmo lento dei cammelli, dove al momento del pasto la scelta non è tra due sole pietanze ma tra un’infinità di cibi dai gusti più disparati, dove se si ha sete non si beve l’acqua raccolta faticosamente durante la stagione delle piogge, ma basta ruotare dei pomelli per avere acqua fresca in qualunque momento… È la Città Lontana, dove lei vorrebbe andare per poter studiare e diventare insegnante.
Accanto a Kanika, una piccola corte di personaggi e di modi di interpretare la vita: nonna Neema, una delle poche donne ad avere autorità nella patriarcale tribù; Matani, il maestro del villaggio; sua moglie Jwahir, “gambe da pantera e occhi accoglienti come l’acqua del deserto di Kaisut”; ma, soprattuto il giovane Taban. Assalito e deturpato da una iena maculata, ora può sognare una vita diversa sulle pagine di un’edizione illustrata dell’Iliade e dell’Odissea. La sua passione per il disegno è immensa e le pagine, i loro spazi bianchi, diventano l’unica sua gioia. Per quello il ragazzo decide di non restituire i volumi presi in prestito da quella biblioteca itinerante e di rompere così la regola per cui se non tutti i libri fossero restituiti e fossero integri, la carovana non sarebbe più andata nel villaggio. Fiona però non vuole abbandonare Mididima e da sola decide di recuperare i libri non restituiti, nonostante mille opposizioni e gelosie….
Forse oggi vi ho raccontato un pò troppo, chissà 😉

I libri le consentivano un’illimitata varietà di assaggi vicari ma non sopperivano al bisogno di avventurarsi nel vasto e caotico mondo. Anzi tutt’altro. La convincevano del fatto che esisteva qualcosa di più – qualcosa di intuitivo, che travalicava la ragione – e stimolavano il suo desiderio di trovarlo

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