Innamòrati del miele

MieleChi mi conosce, lo sa.
Di fronte ai dolci io non sò resistere. Cedo. Stramazzo. Mi schianto al suolo 😀
La cioccolata fondente è il mio baluardo, la mia meta e la mia ancora di salvataggio in ogni situazione, bella o brutta che sia, ma, la mattina, niente gratifica di più il mio palato, che una bella fetta di pane con una spalmata di miele. Ne sono letteralmente innamorata!!!
Se siete curiose/i di provare il miele in cucina tantissime sono le ricette che potrete divertirvi a preparare, dai biscotti, alla cicerchiata, dalle braciole di maiale glassate alla tarte tatin…
Quella che vi propongo, è una ricetta tutta toscana 😉

Necci e ricotta al miele e zenzero
(Per i marchigiani che magari non lo sanno :-D), i necci sono dei dolci poveri della montagna pistoiese, a base di farina di castagne (fantastica quella di Momigno, secondo me), scoperti grazie ai miei colleghi e sperimentati poi in varie occasioni della Zucca Barucca, abbinandoli con miele e zenzero.

Ingredienti per 4 persone

200 g di farina di castagne macinata
300 ml di acqua
1 pizzico di sale
250 g di ricotta fresca dolce e morbida
2 e 1/2 cucchiai di miele (fiori di arancio)
la scorza ed il succo di ½ limone (non trattato)
1 cucchiaino di zenzero in polvere

Preparazione
Preparate il miele, ammorbidendolo a bagno maria, versatevi il limone in succo e mescolate con energia per qualche minuto, unitevi la scorzetta e lo zenzero e mescolate ancora, fino a che ne risulti un composto fluido e profumato. Lasciatelo riposare per un paio d’ore o più.

Preparate una pastella con acqua e farina di castagne e un pizzico di sale. Fate attenzione a che sia liquida e senza grumi. Scaldate un padellino o una piastra e con l’aiuto di un mestolino versate una dose alla volta, oliando appena la superficie prima di cuocere ogni galletta, in modo che non attacchi; 2-3 minuti saranno sufficienti, girandola una sola volta. Ne risulteranno dei dischi spugnosi e morbidi.
Servite i necci caldi, spalmateci un poco di ricotta e abbracciatela in un abbondante cucchiaio di miele e zenzero.

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4 Pensieri su &Idquo;Innamòrati del miele

  1. Signora

    Ieraltro, Zia Generosa Figus, 95 anni condotti con altera dignità, mi ha deliziato, proditoriamente sollecitata, con alcune short histories apistiche. Innanzitutto l’apicoltura rustica nella Sardegna di 80 anni fa era affare, spesso esclusivo, delle donne. Il che mi sembra assolutamente consonante a quel macrocosmo tutto al femminile che è l’alveare. Per San Giovanni Battista, lei e sua madre, andavano a “segai su mebi”, a tagliare il miele. I favi naturali costruiti dalle api, dopo averle allontanate con il fumo, venivano asportati tagliandoli dalle pareti interne dell’alveare di sughero alle quali erano attaccati. I favi grondanti miele (ma ricchi anche di polline e di covata) venivano raccolti in un capiente recipiente e portati in casa. Qui venivano spremuti a mano e il miele ricavato, grossolanamente filtrato, veniva conservato in piccoli orci di terracotta.

    Chissà quale inarrivabile sapore aveva quel miele, intriso di polline, covata, e forse di qualche ape sbadata o ritardataria? Certamente ben lontano dal delicatissimo miele di fiori d’arancio (agrumi) che Voi proponete per i necci. Permettetemi Signora pero di farVi notare una minima, venialissima, discrepanza. Se Voi giustamente esigete una scorza e il succo di limone non trattato, perché non chiedete che anche il miele di agrumi provenga da apicoltura biologica? Condivido con Voi l’accortezza nel sottoporre il miele ad un bagno maria, che Vi dirò non dovrebbe superare i 40° per evitare modificazioni organolettiche e chimico – fisiche.

    Vogliate, nell’occasione, accettare i miei più

    Distinti saluti

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