La golosità è nel mio nome!

Cri criOgni volta dico a me stessa “Ma quanto sei golosa! Non sai proprio resistere di fronte ad un dolcino, soprattutto se c’è la cioccolata di mezzo! ;-)”
E giù con i sensi di colpa di fronte alla gonne che fasciano un pò troppo, al pantalone che magari “tira” sui fianchi…
Ma alla fine, leggendo qua e là ho fatto una scoperta straordinaria 😀
Io NON POSSO NON ESSERE GOLOSA!!! E la spiegazione storico-scientifica è addirittura scritta nel mio nome (anzi soprannome – Cri Cri)!
Cri cri” erano infatti le praline più amate e originali che i nobili sabaudi, veri bongustai e amanti del cioccolato in tutte le sue forme (sono io, sono io, sono io!!!), durante il Carnevale, tra ‘800 e ‘900 amavano condividere con il popolo, quando sfilavano sui carri. Si trattava di un bon-bon “povero”, perfetto per allietare i più con poca spesa: una nocciola avvolta da un velo di cioccolato, poi ricoperto di granella di zucchero, e infine confezionata in carta paraffinata dai colori brillanti e dai bordi vezzosi e frastagliati.
Che dire?! Forse in me vive una “sabauda” e non lo sapevo!

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2 Pensieri su &Idquo;La golosità è nel mio nome!

  1. “LE GOLOSE”

    Io sono innamorato di tutte le signore che mangiano le paste nelle confetterie.

    Signore e signorine le dita senza guanto scelgon la pasta.Quanto ritornano bambine!

    Perchè niun le veda, volgon le spalle, in fretta,sollevan la veletta, divorano la preda.

    C’è quella che s’informa pensosa della scelta; quella che toglie svelta, ne cura tinta e forma.

    L’una, pur mentre inghiotte, già pensa al dopo, al poi; e domina i vassoi con le pupille ghiotte.

    Un’altra, il dolce crebbe, muove le disperate bianchissime al giulebbe dita confetturate!

    Un’altra con bell’arte,sugge la punta estrema: invano! chè la crema esce dall’altra parte!

    L’una senza abbadare a giovine che adocchi, divora in pace. Gli occhi altra solleva, e pare sugga, in supremo annunzio, non crema e cioccolate, ma superliquefatte parole del
    D’Annunzio.

    Fra quegli aromi acuti, strani, commisti troppo di cedro, di sciroppo, di creme, di velluti, di essenze parigine, di mammole, di chiome: oh! le signore come ritornano bambine!

    Perchè non m’è concesso, o legge inopportuna!, il farmivi da presso, baciarvi ad una ad una, o belle bocche intatte di giovani signore, baciarvi nel sapore di crema e cioccolatte?

    Io sono innamorato di tutte le signore che mangiano le paste nelle confetterie.

    “Le golose” di Guido Gozzano

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