Il punto esclamativo della Società per Azioni felici

Punto esclamativo
E’ sempre lì accanto al mio specchio, un piccolo scarto tipografico macchiato con succo di barbabietola su antica mattonella di quercia, a ricordarmi la forza della scrittura 😀

Esclamativo!!!
Senza esclamazioni declamate, senza sorprese tra una riga e l’altra, senza stupori evidenziati dal punto esclamativo, senza la gioia o la minaccia che aleggia nell’atmosfera sintattica generata dal questo simbolo ortografico, i testi resterebbero decisamente senza testa!
Il punto esclamativo conferisce la vitalità indispensabile che permette alle parole di uscire dalla carta all’improvviso sfruttando il magico fattore sorpresa. Un geniale e ingegnoso congegno a molle che salta al momento giusto, proprio quando pensavi che il discorso sarebbe andato a capo senza sbalordire nessuno. Ecco, il punto esclamativo spunta rapido e inatteso scattando sull’attenti, magari accompagnato da un punto interrogativo che acuisce la sorpresa e l’estremismo della frase. In effetti, esclamativo e interrogativo, sono un’accoppiata eversiva di non poco conto, una miscela esplosiva che sbalordisce, sorprende ed enfatizza l’anima demenziale nascosta in un qualunque concetto abbandonato nel testo.
Ma il punto esclamativo viagga prevalentemente da solo, a volte si duplica o si triplica per aumentare il suo potere, ma resta comunque uno degli elementi più immediatisti e imperativi di tutta l’interpunzione.
Si racconta che durante i primi passi delle prime ere ortografiche, il punto esclamativo non esistesse. In realtà, se ne stava bello bello e comodo sul pentagramma delle note musicali. Musicava scherzetti e allegretti con una grandiosa abilità scenica, mescolava musiche suadenti e versi muscolosi mescolando ritmi decisamente soprendenti.
Bastava la sua presenza ed il brio calcolato da una flautista alle prime note diveniva esalazione di sospiri musicali che ipnotizzavano anche le sentinelle più sobrie di tutti i regni della serietà.
Come è noto, la scrittura nacque molto tempo dopo la musica. La scrittura in quelle sue fasi primitive e poco punteggiate era particolarmente allineata, tristemente ancorata alla descrizione compunta di una realtà monodimensionale. La scrittura, per farla breve, era la sorellina sfortunata della musica: con poco talento artistico, con tutta una serie di condizionatamenti e di paure che non le permettevano di essere se stessa, di spaziare gioiosamente, di far fruttare tutto quel frullato di meravigliosi talenti che le erano stati donati alla nascita.
Un giorno la musica, che aveva ed ha un cuore grande da riuscire a sorprendere anche le anime più grigie, decise di regalare alla scrittura il suo elemento più bello e più allegro e più arrabbiato e più soprendente al tempo stesso che possedeva. Prese il punto esclamativo e lo soffiò con sublime maestria proprio nel bel mezzo del discorso diretto che pretendeva, ovviamente senza successo, di convincere i lettori e le lettrici che stessero davvero per piovere delle parole dal cielo.
“Stanno piovendo parole dal cielo” cercava di gridare questo discorso diretto.
Ma, ovviamente, nessuno ci credeva, nessuno si degnava di alzare la testa pre guardare in alto.
Quando arrivò il punto esclamativo, però, la frase suonò, esclamò, affermò, dichiarò, enfatizzò, gridò, urlò, strepitò, esagerò, stupì fino a smuovere gli stanchi cieli sintattici e le oscure volte grammaticali.
“Stanno piovendo parole dal cielo!!!”
Ripeté il discorso diretto e il miracolo accadde.
Tutta la scrittura assunse una nuova tonalità. Le parole cominciarono realmente a cadere dal cielo e, tutte, avevano nuovi abiti colorati e coloriti che spuntavano dal foglio come funghi odorosi di bosco.
La scrittura si liberò dai tanti condizionamenti che la relegavano a camminare piatta piatta sulle righe e prese ad inventare saltando di senso in senso, di stupore in costernazione, di sorpresa in minaccia. La scrittura, in altre parole, acquisì una nuova enfasi spettacolare piena di energia vitale, un nuovo livello espressivo che permetteva di tradurre sensazioni e percezioni, emozioni e trepidazioni, agitazioni e apprensioni.
Tutte queste attitudini felicemente situate a diverse altitudini sopra la pagina, permettevano finalmente un ascolto del testo che, prima, non si riusciva neanche a lasciar lontanamente trasparire.
E la musica?
La musica sorrise nel vedere tutta quella bellezza. Sorrise del suo bel punto esclamativo che sapeva farsi strada tra le frasi anche sulle righe piatte di quel nuovo elemento primitivo. Sorrise e fu felice per quella nuova scrittura esclamativa.

(da Libri a quadretti di Troglodita Tribe S.p.A.f.)

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