Scoperte narrative: lo scrittore-giornalista dalla schiena dritta che arrivava prima della Cia

Sequestrato argentino numero 26.001, assassinato in un’ imboscata, il cadavere portato via e  mai restituito ai familiari. Alzi la mano chi in Italia ha mai sentito anche solo nominare Rodolfo Walsh. Nel mio caso, l’ incontro, è stato “mediato” :-), grazie alla lettura delle avventure di Héctor Belascoarán Shayne, e la scintilla …è ESPLOSA!
Leggere la storia del “fucilato che vive” in Operazione massacro (… grazie a dio Sellerio non pubblica solo Camilleri!!!) è  stato come piombare tra le pagine del più puro giornalismo investigativo! E pensare che Walsh nell’introduzione ne parla come di un libro nato per caso, quasi controvoglia: ”Non so cosa sia ad attrarmi in questa storia vaga, lontana, irta di improbabilità…E’ solo il caso ad avermi messo tutto davanti agli occhi. Sarebbe potuto accadere a cento chilometri da qui, sarebbe potuto accadere mentre io non c’ero”.
La storia: Argentina del dopo Peron. 9 giugno 1956: un tentativo di restaurazione peronista fallisce. Qualche mese dopo Walsh si incontra con uno strano personaggio che gli narra una storia incredibile: la notte del insurrezione fallita, l’esercito avrebbe fucilato senza motivo un gruppo di civili inermi a Josè Leon Suarez, nella periferia di Buenos Aires. Come fa quell’uomo a saperlo? Semplice: lui è uno dei fucilati che vive. Quella notte si è salvato (per caso o per miracolo) fingendosi morto.
Che dirvi di questo straordinario scrittore… un grande giornalista, un uomo talmente capardio da essere arrivato ad uno degli scoop più importanti della storia, una bomba mondiale, quella della Baia dei Porci (la storia racconta che una notte dell’aprile 1961 si imbatte in un rotolo di telescrivente con un messaggio in codice, che decifrandolo, scoprì essere l’annuncio che gli Usa stavano preparando l’invasione di Cuba alla Baia dei Porci).  Lo sbarco verrà bloccato dall’esercito cubano e Walsh diventerà l’uomo che arrivato prima della Cia, a detta di Gabriel Garcìa Màrquez.
La sua grandezza di uomo sta però in un altro capolavoro: il 24 marzo 1977, ad un anno esatto dal golpe (in cui  Videla rovescia Isabelita Peron e instaura la più cruenta delle tante dittature della storia del Sudamerica), scrive la Carta abierta de un escritor a la junta militar (Lettera aperta alla giunta militare):  il capolavoro del giornalismo universale, nel quale, dati alla mano, lancia l’accusa al potere di aver portato il Paese al disastro economico e di aver ridotto la popolazione alla fame.
La lettera (inviata per posta alla Giunta, con tanto di firma ed estremi della carta di identità in calce) si chiude così:
“Queste sono le riflessioni che nel primo anniversario del vostro infausto governo ho voluto far pervenire a voi, membri della giunta, senza la speranza di essere ascoltato e con la certezza di essere perseguitato, ma fedele all’impegno assunto tempo addietro di prestare testimonianza nei momenti difficili.”

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