Il mendicante di buon calcio

Pronta la borsa per correre in spiaggia? Preso tutto? Crema solare, occhiali da sole, infradito, carte, parole crociate, giochi vari e chi più ne ha più ne metta? 😀
Ma soprattutto….avete scelto il libro da portare con voi on the beach? 😀
Se siete ancora incerti sulla scelta delle letture sotto l’ombrellone, ogni venerdì cercherò di proporvi il “Tipo” da spiaggia perfetto per voi 😀
E allora io gioco per voi il primo : il “mendicante di buon calcio, campione senza età e senza tempo” 🙂 (penserete che forse sono impazzita ;-), ma stamane mi sono svegliata con lo stesso entusiasmo che hanno a volte alcuni utenti della biblioteca, quando, porgendomi la tessera, sembrano calare sul banco l’asso di bastoni come nelle più sfegatate partire di briscola del mondo!)
Un grande urugayano, Eduardo Galeano, vissuto in esilio tra l’Argentina e la Spagna, uno scrittore fantasista e lacerante, capace di farti “sentire” il Sudamerica con le sue contraddizioni, semplicemente parlando… di CALCIO! Muovendosi tra le mirabili descrizioni del pallone come mistero agonistico e galleria di personaggi, Galeano infatti, con malinconica ironia, mette a nudo “le vene aperte” del suo continente, i disagi del quotidiano, le malefatte di politici e militari senza scrupoli, il malessere della società costretta al ruolo di “industria da esportazione” (già il titolo originale – El fútbol a sol y sombra –, con quel riferimento al sole e all’ombra, esprime tutta l’ambiguità di un gioco i cui protagonisti sono diventati esecutori di ordini, sottomessi ad allenamenti feroci, perché lo spettacolo non dà tregua e gli sponsor sono onnipotenti – oggi ogni calciatore è un cartellone che gioca).
In Splendori e miserie del gioco del calcio, Galeano trasforma la sua penna nel magico pallone che fa goal alla fine di ogni frammento, ogni pagina è la metafora perfetta della vita: tra sentimenti e ribellioni, dribbling, goal e gesti estetici, ogni nazione esprime sul rettangolo verde il proprio carattere; la ruvidezza argentina, la logica uruguagia, la spigolosità dei paesi andini, la fantasia del Brasile. Insomma … c’è tutto sin dalle prime battute: allegria e commozione, amore e vergogna “perché il calcio, come la letteratura, se ben praticato, è forza di popolo. I dittatori passano. Passeranno sempre. Ma un gol di Garrincha è un momento eterno“;  “per fortuna appare ancora sui campi di gioco, sia pure molto di rado, qualche sfacciato con la faccia sporca che esce dallo spartito e commette lo sproposito di mettere a sedere tutta la squadra avversaria, l’arbitro e il pubblico delle tribune, per il puro piacere del corpo che si lancia contro l’avventura proibita della libertà” e “quando il buon calcio si manifesta rendo grazie per il miracolo e non mi importa un fico secco di quale sia il club o il paese che me lo offre“!

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